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Venerdì 20 Marzo 2020 16:30 • Silvio Terenzi

Parliamo di tradizione ma anche di grandissima contaminazione dentro le 7 nuove scritture “capitali” della Sossio Banda di Francesco Sossio Sacchetti. Si intitola “Ceppeccàt” il nuovo disco del collettivo pugliese che così festeggia dieci anni di grande musica. Sette inediti come sono sette i vizi capitali. Ogni brano per ognuno di questi ricamati e resi espliciti dentro il DNA di vita quotidiana e di narrazione romantica che si veste, come loro costume, di etniche derive, di popolare tradizione, di ritualità e sacralità. La canzone “gitana” che suona la banda pugliese fa di questo disco una festa rionale in continuo movimento dove ogni attore partigiano della composizione è un tassello portante, dalle liriche agli strumenti della cultura locale. Un disco che alza la polvere durante le danze.

Dieci anni di carriera, un disco per festeggiarli. Come nasce l’idea però di raccontare i vizi dell’uomo per questa occasione?
I vizi e mai le virtù, già presenti in alcuni scritti di Aristotele, ripresi e trattati dai monaci durante il primo Cristianesimo e catalogati come oggi li conosciamo da Tommaso d’Aquino nel Medioevo, ci hanno sempre raccontato chi è di volta in volta l’essere umano, creando un’opposizione forte della volontà dell’uomo alla volontà di Dio.
Questo argomento, che ci perseguita dalla nascita con il peccato originale e che ha visto condannare a morte migliaia di persone nei secoli, oltre ad essere estremamente intrigante e accattivante, ci ha dato lo spunto per parlare dell’uomo moderno e delle conseguenze talvolta disastrose che scaturiscono dall’abuso dei vizi, soprattutto da parte dei potenti, nel mondo di oggi; allo stesso tempo però nel disco c’è anche un’esaltazione di alcuni peccati, che non sempre sono negativi.

E perché non una bella edizione in vinile visto che ormai è divenuta pratica comune?
Proprio perché è diventata pratica comune, scherzo! In realtà ci abbiamo pensato e non è escluso che si faccia una tiratura limitata di copie in vinile dove le meravigliose illustrazioni di Davide Mangione e la grafica di Manuela Coluccino verrebbero esaltate nel formato che meritano. Fino ad oggi, oltre ai cd e gadget standard (magliettine etc.), abbiamo prodotto anche delle bellissime pen-drive contenenti: file audio, booklet, manifesti e locandine in formato pdf; non ci aspettavamo tanto riscontro da parte del pubblico, sono andate a ruba.

Ecco, parlando di tradizione: in questi anni di carriera c’è stato un momento che avete totalmente abbandonato la tradizione e i suoi stilemi? Avete mai pensato di farlo? Non so… penso all’elettronica…
Che cos’è la tradizione? Quando è nata la tradizione? C’è un periodo storico che possiamo indicare come “tradizionale”?
Queste domande ce le poniamo da sempre e sinceramente non siamo mai riusciti a dare una risposta soddisfacente. Se per tradizione intendiamo il ritmo, la tammorra, le ciaramellle, gli strumenti popolari, la risposta alla tua domanda è no. Amiamo queste peculiarità della musica tradizionale, le suggestioni che danno e abbiamo sempre cercato di adattarle al nostro gusto, di inserirle nelle nostre composizioni, di “usarle”, rimaneggiarle e contaminarle con le musiche del mediterraneo e del mondo.
Non siamo mai stati un gruppo di musica popolare, nel senso tradizionale del termine, perché suoniamo per lo più i nostri brani originali dove sicuramente si intuisce la provenienza geografica, e questa è una scelta voluta, ma credo che abbia un respiro più ampio e non necessariamente strettamente regionale.
L’elettronica non ci ha mai appassionato più di tanto, almeno fino ad oggi, perché è proprio negli strumenti più antichi che ritroviamo e ricerchiamo le sonorità più moderne, e penso alla Cupa cupa, alle mille sfumature dei tamburi a cornice, alle molteplici voci della fisarmonica e dei fiati. Dobbiamo ancora esplorare e sperimentare tanto sui nostri strumenti, forse un giorno sentiremo l’esigenza di andare oltre.

E dopo i vizi capitali dell’uomo? Farete un disco sui pregi?
Non credo, i pregi non sono accattivanti e interessanti quanto i peccati e ci dicono ben poco della vera natura dell’uomo. A volte anche avere virtù in eccesso può diventare un vizio (pensiamo al “troppo buono”) e non tutti i peccati sono negativi a prescindere: ad esempio l’Ira, unica arma nelle mani dei più deboli e dei popoli oppressi che ha contribuito spesso a cambiare il corso della storia e la vita di migliaia di individui. Probabilmente la Rivoluzione Francese non ci sarebbe mai stata senza la spinta fondamentale dell’Ira.